Un poliambulatorio è una struttura sanitaria che eroga, in regime ambulatoriale, prestazioni di più branche specialistiche nello stesso presidio: visite, diagnostica e trattamenti che non richiedono ricovero, nemmeno in day hospital. A differenza dello studio del singolo professionista, per aprirlo serve un'autorizzazione sanitaria regionale, bisogna rispettare requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi e occorre una figura di responsabile o direttore sanitario.
Detto così sembra una questione di carte. In realtà la parola «poliambulatorio» porta con sé soprattutto un problema organizzativo: cardiologo, fisioterapista, psicologo e nutrizionista che condividono le stesse stanze, la stessa segreteria e spesso la stessa cassa. Chi ci lavora lo sa: basta un'agenda gestita male per trovarsi con due pazienti davanti alla stessa porta, un ecografo prenotato due volte e un venerdì sera passato a ricostruire chi ha incassato cosa.
Questa guida ha un taglio informativo: cosa significa poliambulatorio, in cosa si distingue da ambulatorio, studio medico e studio associato, cosa prevedono la normativa nazionale e alcune regioni, che ruolo ha il direttore sanitario e come si organizza il lavoro di tutti i giorni. Se invece stai già confrontando i programmi, trovi i criteri nella guida alla scelta del software gestionale per poliambulatori e il flusso completo nella pagina del gestionale Appuntoo per poliambulatori.
Le fonti normative sono state consultate il 28 settembre 2026. Le regole di dettaglio cambiano da regione a regione: prima di presentare una domanda verifica sempre con la tua Regione, con l'ASL o ATS competente e con il SUAP del Comune. Se nel frattempo vuoi vedere come si organizzano sedi, stanze e professionisti in un unico gestionale, prova Appuntoo gratis per 14 giorni →, senza carta di credito.
Poliambulatorio: cos'è e cosa lo definisce
La normativa nazionale non contiene una definizione autonoma di «poliambulatorio» in un unico articolo: il concetto si ricava da due fonti. Il DPR 14 gennaio 1997, che fissa i requisiti minimi delle strutture sanitarie, chiama «presidio» la «struttura fisica (ospedale, poliambulatorio, ambulatorio ecc.) dove si effettuano le prestazioni». Lo stesso decreto definisce l'ambulatorio di assistenza specialistica come la struttura, dentro o fuori dall'ospedale, destinata a prestazioni di prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione «nelle situazioni che non richiedono ricovero neanche a ciclo diurno».
Il poliambulatorio è quindi un ambulatorio specialistico che riunisce più branche: ogni branca ha i propri professionisti con il titolo richiesto, ma locali, accettazione, direzione e organizzazione sono comuni. Le leggi regionali completano la definizione, distinguendo le strutture monospecialistiche (una sola disciplina, per esempio un centro di sola cardiologia) da quelle polispecialistiche.
In pratica, per capire se sei davanti a un poliambulatorio guarda quattro elementi:
- Più discipline erogate nello stesso presidio, non un solo professionista con la sua specialità.
- Un'autorizzazione all'esercizio rilasciata alla struttura, non soltanto l'iscrizione all'albo dei singoli.
- Un responsabile o direttore sanitario che risponde dell'organizzazione tecnico-sanitaria.
- Un'organizzazione comune: accettazione, agende, locali, attrezzature e documentazione gestiti come un insieme.
Cosa si fa in un poliambulatorio
Le attività tipiche sono le visite specialistiche (cardiologia, dermatologia, ginecologia, ortopedia, neurologia), la diagnostica strumentale che non richiede grandi impianti (ecografie, ECG, holter, spirometrie), le prestazioni delle professioni sanitarie (fisioterapia, logopedia, psicologia, nutrizione, podologia) e, quando la struttura è autorizzata anche per questo, piccola chirurgia ambulatoriale. Laboratori di analisi, diagnostica per immagini e centri di riabilitazione hanno nel DPR 14/1/1997 requisiti specifici propri: se il tuo centro li include, le regole da rispettare aumentano.
Il poliambulatorio può essere privato puro, cioè con prestazioni pagate dal paziente o da un'assicurazione, oppure accreditato e contrattualizzato con il Servizio sanitario nazionale, e quindi in grado di erogare prestazioni con impegnativa e ticket. È una differenza importante, che vediamo più avanti.
Poliambulatorio, ambulatorio, studio medico e studio associato: le differenze
Nel linguaggio comune questi termini si sovrappongono, e molte insegne usano «centro medico» o «centro salute» come semplici nomi commerciali. Per la normativa quello che conta non è l'insegna ma la tipologia per cui la struttura è autorizzata e le prestazioni che eroga.
Tre precisazioni aiutano a evitare gli equivoci più frequenti.
Studio medico e poliambulatorio non si distinguono per il numero di stanze. Uno studio individuale con due locali resta uno studio; una struttura con quattro ambulatori, una sola accettazione e un direttore sanitario è un poliambulatorio anche se piccola. Il criterio è la natura dell'attività: professione esercitata individualmente oppure struttura organizzata che eroga prestazioni al pubblico.
Lo studio associato non è automaticamente un poliambulatorio. Molti professionisti si associano per dividere affitto e segreteria restando titolari della propria attività e della propria partita IVA. È una forma di esercizio in comune della professione, non una tipologia di struttura sanitaria. Se però l'associazione mette in piedi un'organizzazione con accettazione unica, più branche e prestazioni erogate come centro, la qualificazione può cambiare: è una valutazione da fare con la Regione e con un consulente.
«Centro medico» non è una categoria giuridica nazionale. È un nome usato per comunicare, che può corrispondere a un ambulatorio, a un poliambulatorio o a una struttura più complessa. Nella comunicazione al pubblico conta la correttezza: la guida al marketing sanitario spiega quali informazioni una struttura può pubblicare.
Autorizzazione sanitaria: il requisito da cui parte tutto
L'articolo 8-bis del D.Lgs. 502/1992 costruisce un sistema a tre livelli: la realizzazione di strutture e l'esercizio di attività sanitarie richiedono l'autorizzazione; lavorare per conto del Servizio sanitario nazionale richiede l'accreditamento istituzionale; lavorare a carico del SSN richiede anche gli accordi contrattuali.
L'articolo 8-ter prevede l'autorizzazione per le «strutture che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, ivi comprese quelle riabilitative, di diagnostica strumentale e di laboratorio». Il poliambulatorio rientra in questa categoria.
Autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio
Sono due passaggi distinti:
- Autorizzazione alla realizzazione. Riguarda la costruzione di nuove strutture, l'adattamento di edifici esistenti, l'ampliamento, la trasformazione e il trasferimento in un'altra sede. Il Comune acquisisce la verifica di compatibilità della Regione, che valuta il progetto rispetto al fabbisogno e alla distribuzione delle strutture sul territorio.
- Autorizzazione all'esercizio. Permette di iniziare l'attività e presuppone il possesso dei requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi. Le Regioni stabiliscono modalità, termini e verifiche.
Un dettaglio che molti scoprono tardi: l'autorizzazione non si chiede solo all'apertura. Il DPR 14/1/1997 considera «ampliamento» anche l'attivazione di funzioni sanitarie aggiuntive rispetto a quelle già svolte e «trasformazione» la modifica delle funzioni autorizzate. Aggiungere una nuova branca, trasferirsi o cambiare l'uso dei locali richiede quindi di riaprire la pratica con la Regione o con l'ASL.
Come funziona nelle regioni: tre esempi
La procedura concreta dipende dalla legge regionale. Tre esempi mostrano quanto possa cambiare.
- Lombardia. Le strutture ambulatoriali private non accreditate, compresi i poliambulatori, avviano l'attività con una SCIA presentata all'ATS competente dal legale rappresentante, tramite il sistema regionale SIGAUSS (che ha sostituito ASAN dal 4 novembre 2024). Tra gli allegati indicati dall'ATS Brianza ci sono la visura camerale e l'incarico del direttore o responsabile sanitario. L'ATS ha 60 giorni per verificare i requisiti. Il quadro generale è sulla pagina di Regione Lombardia su autorizzazione e accreditamento.
- Emilia-Romagna. Con la L.R. 22/2019 l'autorizzazione all'esercizio di ambulatori e poliambulatori è rilasciata dal Comune ed è a tempo indeterminato; gli studi professionali sono invece soggetti, nei casi previsti, a una comunicazione di svolgimento dell'attività. Le tipologie sono individuate dalla DGR 1919/2023, come spiega la pagina regionale sull'autorizzazione sanitaria.
- Toscana. La L.R. 51/2009 e il relativo regolamento disciplinano requisiti e direzione sanitaria delle strutture ambulatoriali, con regole diverse per le monospecialistiche e le polispecialistiche (le vediamo nella sezione sul direttore sanitario).
La lezione pratica è semplice: prima di firmare un contratto d'affitto o avviare lavori, chiedi all'ufficio regionale o all'ASL quali requisiti si applicano alle branche che vuoi attivare. Adeguare i locali dopo costa molto di più.
Accreditamento e accordi con il SSN: quando servono davvero
Un poliambulatorio autorizzato può lavorare in privato: il paziente prenota, paga la prestazione e riceve la fattura. Per erogare prestazioni per conto del SSN servono due passaggi ulteriori, previsti dall'articolo 8-quater del D.Lgs. 502/1992.
L'accreditamento istituzionale è rilasciato dalla Regione alle strutture già autorizzate che lo chiedono, a tre condizioni: il possesso di «requisiti ulteriori di qualificazione», la funzionalità rispetto alla programmazione regionale e la verifica positiva dell'attività svolta. La Regione valuta anche il fabbisogno: essere in regola non basta, se il territorio è già coperto per quella branca.
Gli accordi contrattuali stabiliscono quante e quali prestazioni la struttura eroga per il SSN e con quale remunerazione. Il comma 2 dell'articolo 8-quater lo chiarisce: essere accreditati non obbliga il SSN a pagare prestazioni al di fuori degli accordi.
Per un centro nuovo la strada più comune è partire in privato, consolidare l'attività e valutare l'accreditamento solo se la Regione ha fabbisogno nelle branche offerte. L'accreditamento comporta verifiche periodiche, requisiti di qualità documentati e obblighi informativi verso la Regione: è un impegno organizzativo, oltre che un'opportunità.
Requisiti minimi di un poliambulatorio secondo il DPR 14/1/1997
Il DPR 14 gennaio 1997 è un atto di indirizzo: fissa i requisiti minimi nazionali, che le Regioni recepiscono e spesso integrano con requisiti più dettagliati per singola branca. I requisiti si dividono in generali, validi per tutti i presidi, e specifici, validi per l'assistenza specialistica ambulatoriale.
Requisiti strutturali generali
Tutti i presidi devono rispettare le leggi vigenti in materia di protezione antisismica, antincendio e acustica, sicurezza elettrica, sicurezza antinfortunistica, igiene dei luoghi di lavoro, protezione dalle radiazioni ionizzanti, eliminazione delle barriere architettoniche, smaltimento dei rifiuti, condizioni microclimatiche, impianti di distribuzione dei gas e materiali esplodenti. Per chi usa apparecchi radiologici la parte sulle radiazioni ha un peso rilevante e richiede figure e adempimenti dedicati.
Requisiti specifici per l'attività ambulatoriale
Per l'assistenza specialistica ambulatoriale il decreto prevede che locali e spazi siano correlati alla tipologia e al volume delle prestazioni, con una dotazione minima:
- una sala per l'esecuzione delle prestazioni che garantisca la privacy dell'utente, con area separata per spogliarsi;
- spazi per attesa, accettazione e attività amministrative;
- servizi igienici distinti per utenti e personale;
- spazi o locali per il deposito di materiale pulito e di materiale sporco;
- spazi o armadi per il deposito di materiale d'uso, attrezzature e strumentazioni.
Sul piano impiantistico sono previste di regola illuminazione e ventilazione naturali e un impianto telefonico per gli utenti. Sul piano tecnologico l'ambulatorio deve avere attrezzature adeguate alla specialità e, come dotazione minima, un carrello per la gestione dell'emergenza.
Requisiti organizzativi
Qui il DPR è molto concreto. Durante l'attività deve essere presente almeno un medico, indicato come responsabile delle attività cliniche; il personale deve essere proporzionato agli accessi e al tipo di attività; farmaci e materiali soggetti a scadenza devono riportarla in evidenza. Soprattutto, le prestazioni effettuate devono essere registrate con le generalità riferite dall'utente, e registrazioni e copie dei referti vanno conservate secondo la normativa.
I requisiti organizzativi generali aggiungono altri elementi che riguardano da vicino la gestione quotidiana:
- un documento con missione, obiettivi e organigramma, che individui responsabili e livelli di responsabilità;
- materiale informativo per l'utenza con tipologia delle prestazioni, operatori responsabili, orari e costi;
- procedure scritte per l'accesso dell'utente: programmazione delle liste d'attesa, accoglimento e registrazione;
- procedure per pulizia, sanificazione, sterilizzazione degli strumenti e per compilazione, conservazione e archiviazione della documentazione sanitaria;
- un inventario delle apparecchiature con piano di manutenzione;
- un sistema informativo con un referente che garantisca raccolta, qualità e diffusione dei dati.
Leggendo l'elenco si capisce perché un poliambulatorio non può reggersi su agende di carta e fogli di calcolo sparsi. Registrare le prestazioni, programmare gli accessi e sapere chi ha fatto cosa in quale stanza sono requisiti organizzativi, non soltanto buone abitudini. Un gestionale non sostituisce le procedure che la struttura deve scrivere e far approvare, ma rende molto più semplice applicarle e dimostrarle. Per la parte clinica trovi un approfondimento nella guida alla cartella clinica elettronica.
Il direttore sanitario del poliambulatorio
Il DPR 14/1/1997 richiede la presenza di un medico responsabile delle attività cliniche durante l'attività ambulatoriale. Le leggi regionali trasformano questa regola in una figura più strutturata: il direttore sanitario (in alcune regioni «responsabile sanitario»), che risponde dell'organizzazione tecnico-sanitaria della struttura sotto il profilo igienico-sanitario e organizzativo.
Requisiti e incompatibilità: l'esempio della Toscana
I requisiti non sono uguali ovunque. In Toscana, come riepiloga l'Ordine dei Medici di Firenze:
- il direttore sanitario di una struttura ambulatoriale deve avere una specializzazione nell'area di sanità pubblica o equipollente, oppure almeno cinque anni di attività di direzione tecnico-sanitaria (art. 11, L.R. 51/2009);
- nelle strutture monospecialistiche può essere un medico specializzato nella disciplina di cui la struttura si occupa;
- l'incarico è incompatibile con la qualità di proprietario, comproprietario, socio o azionista, salvo nelle strutture ambulatoriali monospecialistiche (regolamento regionale 79/R del 2016).
Altre regioni hanno regole diverse su titoli, ore di presenza e numero di strutture dirette. Prima di assegnare l'incarico, verifica i requisiti della tua Regione e comunica il nominativo nei modi previsti: in Lombardia, per esempio, l'incarico è uno degli allegati della SCIA.
Se nel poliambulatorio c'è un ambulatorio odontoiatrico
Per l'odontoiatria esiste una regola nazionale. L'articolo 1, commi 153-155, della Legge 124/2017 prevede che le strutture polispecialistiche con un ambulatorio odontoiatrico, se il direttore sanitario non ha i requisiti per esercitare l'odontoiatria, nominino un direttore sanitario responsabile per i servizi odontoiatrici iscritto all'albo degli odontoiatri. Questa figura può svolgere la funzione in una sola struttura. Se il tuo centro include un reparto dentistico, la pagina del gestionale per dentisti mostra come organizzare poltrone e richiami.
Cosa fa il direttore sanitario ogni giorno
Oltre alla responsabilità formale, il direttore sanitario vigila sui titoli dei professionisti, sull'igiene e sulla sicurezza dei locali, sulle procedure di sterilizzazione e gestione dei rifiuti, sulla tenuta della documentazione sanitaria e sulla correttezza del materiale informativo. È la persona che deve sapere, in ogni momento, chi sta lavorando nella struttura e con quale qualifica. Anche per questo avere un'agenda unica e un elenco aggiornato dei collaboratori non è un dettaglio.
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Come si organizza un poliambulatorio: agende, stanze, sedi e persone
Superata la parte autorizzativa, un poliambulatorio vive o muore sull'organizzazione. Più professionisti, orari diversi, stanze condivise e pazienti che passano da una branca all'altra moltiplicano le occasioni di errore. Vediamo le aree da presidiare.
Sedi e branche: una mappa chiara prima dell'agenda
Il primo passo è descrivere la struttura com'è davvero: quante sedi, quali branche in ciascuna, quali stanze e quali attrezzature. Se il centro ha due indirizzi, ogni appuntamento deve riportare quello giusto: il paziente che si presenta nella sede sbagliata è uno dei disservizi più frequenti nei centri multi-sede. Ricorda che l'autorizzazione riguarda locali precisi: aprire un secondo indirizzo non è un'estensione dell'agenda, ma una nuova pratica autorizzativa.

In Appuntoo le sedi si configurano nel profilo dello studio e sono incluse in tutti i piani, anche nel Free: ogni appuntamento porta con sé l'indirizzo della sede, che finisce anche nelle conferme inviate al paziente.
Stanze e attrezzature: il vero collo di bottiglia
In uno studio individuale l'agenda coincide con la stanza. In un poliambulatorio no: lo stesso ambulatorio ospita il dermatologo il lunedì mattina e il ginecologo il pomeriggio, l'ecografo serve a tre specialisti, la palestra di fisioterapia ha orari propri. Per questo l'agenda deve poter essere letta per stanza, non solo per professionista.
Una regola organizzativa che funziona è assegnare fasce orarie fisse di stanza ai professionisti, lasciando libere alcune fasce jolly per recuperi e urgenze. Così ognuno sa dove lavora e la segreteria non deve negoziare gli spazi a ogni prenotazione. Le tecniche per costruire un'agenda sostenibile sono nella guida su come gestire l'agenda dello studio medico.

Professionisti: dipendenti, collaboratori e compensi
Nei poliambulatori privati convivono spesso forme diverse di rapporto: medici e professionisti sanitari che collaborano con partita IVA, dipendenti, professionisti che utilizzano stanze e servizi della struttura. La forma contrattuale è una scelta da fare con il consulente del lavoro e il commercialista, ma dal punto di vista organizzativo servono sempre tre cose:
- un elenco aggiornato di chi lavora nella struttura, con qualifica e iscrizione all'albo, che il direttore sanitario possa verificare;
- ruoli e permessi chiari: chi gestisce l'agenda di tutti, chi vede solo la propria, chi accede ai dati clinici;
- una regola di calcolo dei compensi scritta e applicata sempre allo stesso modo: percentuale sulla prestazione, compenso orario o importo fisso per prestazione.

Il calcolo dei compensi è la fonte più comune di attriti. Se a fine mese qualcuno ricostruisce a mano le prestazioni di ogni collaboratore, gli errori sono inevitabili. Molto meglio che il compenso sia associato a ogni appuntamento nel momento in cui viene fissato, con la possibilità di correggerlo nei casi particolari.
Segreteria e accettazione
L'accettazione è il punto in cui i requisiti del DPR diventano gesti concreti: programmare gli accessi, accogliere e registrare il paziente, verificare i dati anagrafici e fiscali, consegnare le informative. Una segreteria ben organizzata filtra le richieste, conferma gli appuntamenti, gestisce disdette e liste d'attesa e smista le telefonate verso il professionista giusto. Nella guida su come organizzare la segreteria dello studio medico trovi mansioni e flussi, mentre quella sulla lista d'attesa spiega come riempire i buchi lasciati dalle disdette.
Una parte crescente degli accessi oggi arriva online. Per un poliambulatorio la prenotazione autonoma funziona solo se ogni professionista pubblica le proprie disponibilità, sede per sede, e se la struttura mantiene il controllo sulle richieste prima che diventino appuntamenti. Con le prenotazioni online di Appuntoo il paziente sceglie sede, professionista, prestazione e orario senza registrarsi, e ogni richiesta arriva «Da confermare».

Documentazione clinica e privacy
In un poliambulatorio lo stesso paziente può passare dal cardiologo al nutrizionista. Condividere l'anagrafica evita doppioni e errori, ma i dati clinici vanno trattati con attenzione: il principio è che ciascun operatore acceda solo a ciò che serve per la propria attività. Il Garante per la protezione dei dati personali ha chiarito le basi giuridiche del trattamento in ambito sanitario nel provvedimento del 7 marzo 2019. Consensi informati e documenti da firmare vanno raccolti e archiviati per ogni prestazione che li richiede: il modulo di consenso informato commentato aiuta a impostarli.
Fatturazione, IVA e Sistema Tessera Sanitaria
La parte fiscale dipende da chi fattura al paziente. Ci sono due modelli principali:
- Fattura la struttura. Il paziente paga il poliambulatorio, che emette la fattura e comunica la spesa al Sistema Tessera Sanitaria. I professionisti fatturano a loro volta il proprio compenso alla struttura.
- Fattura il professionista. Ogni professionista fattura direttamente al paziente e trasmette i propri dati al Sistema TS; la struttura fattura al professionista i servizi che gli mette a disposizione (stanze, segreteria, attrezzature).
In entrambi i casi il Sistema TS è coinvolto. Secondo il portale del Sistema Tessera Sanitaria, tra i soggetti tenuti all'invio ci sono anche le strutture autorizzate all'erogazione dei servizi sanitari, comprese quelle non accreditate, oltre ai medici e alle professioni sanitarie. Chi deve trasmettere e con quali regole è spiegato nella guida all'obbligo di invio al Sistema TS.
Sull'IVA, l'esenzione delle prestazioni sanitarie segue la natura della prestazione e la qualifica di chi la esegue, non la forma giuridica di chi fattura. Al contrario, i servizi organizzativi che la struttura rende al professionista di norma seguono il regime ordinario. Tutti i casi, compresi i rapporti tra professionisti e poliambulatori, sono nella guida sull'IVA delle prestazioni sanitarie. Per le scelte fiscali della tua struttura il riferimento resta il commercialista.

Indicatori: cosa misurare ogni mese
Un poliambulatorio ben gestito guarda pochi numeri, ma sempre gli stessi: appuntamenti per professionista e per stanza, tasso di disdette e mancate presentazioni, fatturato per branca, compensi dei collaboratori, nuovi pazienti. Sono gli stessi dati che servono per decidere se aprire una nuova branca, allungare gli orari o rivedere le fasce di stanza. La guida su come monitorare il fatturato dello studio medico propone un metodo semplice.
Come aprire un poliambulatorio: i passaggi in sintesi
Chi sta valutando di aprire un poliambulatorio si trova davanti a una sequenza che, con varianti regionali, segue di solito questo ordine:
- Progetto sanitario. Definisci branche, prestazioni, volumi attesi e se lavorerai solo in privato o punterai all'accreditamento.
- Verifica regionale preliminare. Chiedi alla Regione o all'ASL/ATS quali requisiti valgono per le branche scelte e quale procedura seguire (autorizzazione, SCIA, verifica di compatibilità).
- Forma giuridica e soggetto gestore. Con il commercialista scegli il soggetto che sarà titolare dell'autorizzazione e valuta le implicazioni fiscali.
- Locali. Individua un immobile con destinazione d'uso compatibile e progetta gli spazi sui requisiti minimi: sale visita con privacy, attesa, accettazione, servizi igienici distinti, depositi.
- Direttore sanitario. Individua la figura con i requisiti richiesti dalla tua Regione, e un responsabile odontoiatrico se c'è uno studio dentistico.
- Domanda di autorizzazione. Presenta la pratica con planimetrie, relazioni tecniche, elenco delle attrezzature e documentazione del personale; attendi le verifiche.
- Procedure e documenti. Prepara organigramma, carta dei servizi, procedure di accesso, sanificazione e archiviazione, informative privacy e consensi.
- Strumenti di gestione. Configura agenda, anagrafica, fatturazione e credenziali del Sistema TS prima del primo paziente, non dopo.
Tempi e costi variano molto a seconda della regione, dei lavori necessari e delle branche. Diffida di chi promette cifre valide ovunque: il costo reale dipende soprattutto dai locali e dalle attrezzature diagnostiche.
Come Appuntoo ti aiuta a organizzare il poliambulatorio
Autorizzazione, accreditamento e direzione sanitaria restano compiti della struttura e dei suoi consulenti: nessun software li sostituisce. Quello che un gestionale deve fare è togliere attrito all'organizzazione quotidiana, e qui Appuntoo è la scelta consigliata per i poliambulatori privati e i centri con più professionisti: tutto da browser, un listino pubblico e l'invio al Sistema TS gratuito e illimitato in tutti i piani, anche nel Free.
Un'agenda per professionista, per stanza e per sede. L'agenda di Appuntoo passa dalla vista per collaboratore a quella per stanza con un click, con giorno, settimana e mese, appuntamenti ricorrenti e drag & drop. Sedi e stanze sono incluse in tutti i piani; alle stanze puoi assegnare fasce orarie per collaboratore, così l'occupazione è visibile prima di fissare l'appuntamento.
Collaboratori con ruoli, permessi e compensi. Con la gestione dei collaboratori inviti professionisti e segreteria via email e assegni i ruoli di Amministratore, Collaboratore o Segreteria. La segreteria gestisce agenda e anagrafiche, mentre anamnesi, cartella clinica, certificati e allegati le sono visibili solo se il titolare lo consente. Per ogni collaboratore imposti il compenso in percentuale, a ora o per prestazione: il valore si precompila su ogni appuntamento e resta modificabile.

Una scheda paziente unica. Nell'anagrafica pazienti trovi dati fiscali, storico degli appuntamenti, diario clinico criptato, anamnesi personalizzabili e allegati, con la possibilità di limitare la visibilità dei file più delicati ai collaboratori che scegli.
Prenotazioni e promemoria per tutto il centro. La pagina pubblica mostra sedi, professionisti e prestazioni; ogni collaboratore ha le proprie disponibilità, sede per sede. Le conferme e i promemoria via email sono gratuiti e illimitati in tutti i piani, e con il piano Studio hai 300 messaggi al mese di promemoria WhatsApp automatici con il nome del professionista e l'indirizzo della sede.
Fatture e Sistema TS senza portali esterni. Con la fatturazione per strutture sanitarie crei la fattura dall'appuntamento, imposti IVA e natura per riga, la invii al paziente via email e la trasmetti direttamente al Sistema Tessera Sanitaria, con lo storico di protocolli ed esiti. Per le fatture a società e assicurazioni hai l'anagrafica aziende e l'export XML. L'unico limite da conoscere: le fatture sono emesse a nome dello studio, quindi il modello più naturale è quello in cui fattura la struttura.
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Quanto costa gestire un poliambulatorio con Appuntoo
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Domande frequenti sul poliambulatorio
Cos'è un poliambulatorio in parole semplici?
È una struttura sanitaria in cui lavorano specialisti di più branche, con locali, accettazione e direzione comuni, che eroga visite, esami e trattamenti senza ricovero. Per aprirlo serve un'autorizzazione sanitaria e un direttore o responsabile sanitario; può lavorare in privato o, se accreditato e contrattualizzato, anche per il Servizio sanitario nazionale.
Che differenza c'è tra ambulatorio e poliambulatorio?
L'ambulatorio monospecialistico eroga prestazioni di una sola disciplina, il poliambulatorio ne riunisce diverse nello stesso presidio. Entrambi sono strutture di assistenza specialistica ambulatoriale soggette ad autorizzazione, ma il poliambulatorio ha requisiti per ogni branca attivata e, in diverse regioni, regole più stringenti sul direttore sanitario.
Serve l'autorizzazione sanitaria per aprire un poliambulatorio?
Sì. L'articolo 8-ter del D.Lgs. 502/1992 subordina ad autorizzazione le strutture che erogano assistenza specialistica ambulatoriale. La procedura è regionale: in alcune regioni è una domanda di autorizzazione al Comune o all'ASL, in Lombardia una SCIA all'ATS. Serve una nuova pratica anche per ampliamenti, nuove branche, trasformazioni e trasferimenti.
Un poliambulatorio privato deve essere accreditato?
No. L'accreditamento serve solo per erogare prestazioni per conto del SSN, e da solo non basta: occorrono anche gli accordi contrattuali con Regione e aziende sanitarie. Un poliambulatorio autorizzato può lavorare interamente in regime privato, con prestazioni pagate dal paziente o da un'assicurazione.
Il direttore sanitario può essere il titolare del poliambulatorio?
Dipende dalla Regione. In Toscana, per esempio, l'incarico è incompatibile con la qualità di proprietario o socio, salvo nelle strutture monospecialistiche. Per l'odontoiatria vale in tutta Italia la Legge 124/2017: il direttore responsabile dei servizi odontoiatrici deve essere iscritto all'albo degli odontoiatri e può svolgere la funzione in una sola struttura.
Il poliambulatorio deve inviare le spese al Sistema Tessera Sanitaria?
Sì, le strutture autorizzate all'erogazione di servizi sanitari sono tra i soggetti tenuti, anche se non accreditate. Se invece ogni professionista fattura direttamente al paziente, l'invio spetta a chi emette il documento. Con Appuntoo trasmetti le fatture al Sistema Tessera Sanitaria direttamente dal gestionale, gratis e senza limiti in tutti i piani.
Quale software serve per gestire un poliambulatorio?
Serve un gestionale con agenda per professionista e per stanza, più sedi, ruoli e permessi, compensi dei collaboratori, prenotazioni online, fatturazione con Sistema TS e statistiche per collaboratore. Appuntoo include tutto questo nel piano Studio a 79,99 €/mese + IVA per fino a 30 account; i criteri di scelta sono nella guida al software gestionale per poliambulatori.
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Un poliambulatorio nasce da un'autorizzazione, ma funziona grazie all'organizzazione: requisiti rispettati ogni giorno, un direttore sanitario che sa chi lavora e dove, stanze assegnate con criterio, pazienti registrati e fatture trasmesse senza rincorse. Prima di aggiungere la prossima branca, metti in ordine agende, ruoli e compensi.
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